Interviste

Chi è Virginia Taroni?

Valori, riferimenti e nuove direzioni di una ricerca che unisce diario, illustrazione e narrativa a fumetti.

A cura di Creative Plaza

Chi è Virginia Taroni?

Bio

Virginia Taroni illustratrice e fumettista di Roma. Dopo un master in illustrazione nel 2020 lavora come freelance e da quel momento il suo percorso creativo si è sviluppato a partire dall’osservazione della natura, la letteratura, temi sociali e narrazione autobiografica. Fa parte dal 2024 dell’associazione Microstamperia Quarticciolo, un laboratorio condiviso nato come strumento per costruire comunità nel quartiere Quarticciolo di Roma.

1) Quali valori o temi guidano la tua ricerca creativa e definiscono il tuo lavoro?

Ci sono alcuni temi e forme ricorrenti che accompagnano il mio lavoro da quando ho ripreso in mano la matita negli ultimi anni. In particolare, sono molto attratta dalle forme naturali, che esploro sia attraverso l’osservazione diretta, sia attraverso una ricerca sulla loro rappresentazione nella storia dell’arte.

Negli ultimi tempi, trovo grande ispirazione nelle miniature medievali, sia per le soluzioni visive adottate nella rappresentazione della natura, sia per i rapporti e le proporzioni usate nelle figure anatomiche. Mi affascina l’uso di contorni marcati ma non geometrici: linee che trasmettono una vibrazione, una vita propria.

Un’altra grande influenza è il tratto dell’incisione classica, che ritorna anche nelle mie illustrazioni digitali. Infine, il mio immaginario è fortemente segnato dalla passione per il fumetto underground, che ha contribuito a definire il mio approccio visivo e narrativo.

2) Quanto ti interessa raccontare te stessa nelle tue opere e quanto, invece, tradurre un’esperienza collettiva?

Sono da sempre appassionata di diari — sia scritti che disegnati — e di fumetti autobiografici, che spesso prendono proprio la forma del diario. Tengo taccuini e quaderni fin da bambina, e per me il disegno è nato come un modo per elaborare e raccontare esperienze personali.

La mia spinta creativa è spesso scaturita da momenti in cui mi sono sentita profondamente rappresentata da una storia, che fosse letteraria o a fumetti. Per questo tendo a partire da me stessa nei miei lavori, con l’intenzione di attivare lo stesso tipo di riconoscimento emotivo anche in chi guarda o legge.

Credo che ogni esperienza collettiva passi inevitabilmente attraverso l’individualità: raccontare sé stess* è un modo per raggiungere l’altr*. Anche quando si lavora in ambito puramente fiction, si racconta sempre una parte di sé — solo che lo si fa attraverso personaggi, maschere, ambientazioni differenti.

3) Quali riferimenti hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?

Il mio immaginario visivo e narrativo è stato plasmato da influenze molto diverse tra loro, che convivono e si intrecciano nel mio lavoro. I riferimenti principali sono sicuramente il fumetto underground americano, i manga e la letteratura contemporanea, sia italiana che americana.

Sul piano visivo, sono molto attratta dall’illustrazione botanica, dalla ceramica tradizionale, dall’espressionismo e dall’arte naïf. Attualmente, sto approfondendo in particolare le miniature medievali, che mi affascinano per la loro capacità di sintesi simbolica, le proporzioni eccentriche e le soluzioni visive originali.

4) Cosa desideri che il pubblico porti con sé dopo aver incontrato le tue opere?

Mi piacerebbe che chi guarda le mie opere ne apprezzasse prima di tutto l’impatto visivo, ma anche che ne cogliesse lo sguardo personale, a volte bizzarro e non scontato, con cui scelgo di rappresentare un tema.

5) Quali direzioni creative stai esplorando oggi?

In questo periodo sto lavorando alla mia prima storia a fumetti di maggiore respiro. È un progetto narrativo che parte da alcuni episodi realmente accaduti durante la mia infanzia, e che sto rielaborando con un taglio più visionario, in bilico tra autobiografia e horror psicologico.

È una nuova direzione che mi permette di approfondire temi legati alla memoria, alla percezione e alla trasformazione del vissuto in immaginario, esplorando allo stesso tempo linguaggi visivi più narrativi e atmosferici.