Bio
Jad Mady è un artista multidisciplinare che lavora tra illustrazione, design e storytelling. Formatosi in architettura d’interni e scenografia, sviluppa immagini con forte senso spaziale e narrativo. Nato a Beirut e vive a Berlino, il suo lavoro fonde influenze culturali diverse. Usa colori vivaci, composizioni audaci e atmosfere giocose, tra suggestioni vintage, cultura pop e queer, creando mondi espressivi, sensibili e immaginativi.
1) Sei un artista libanese con base a Berlino, con un percorso che attraversa Roma e Milano. In che modo questi luoghi si intrecciano nel tuo immaginario visivo e nella tua identità artistica?
È interessante come ogni città ti influenzi in modo diverso. Anche luoghi geograficamente vicini, o nello stesso paese, possono avere energie completamente differenti. In ogni città finisci per adattarti quasi senza accorgertene, in modo spontaneo. Questo processo inevitabilmente si riflette anche nel mio lavoro: la mia arte cambia con me, spesso in modo inconscio, assorbendo atmosfere, ritmi e sensibilità diverse.
2) Le tue immagini sembrano abitare uno spazio sospeso tra sogno e realtà. Da dove nascono i tuoi personaggi e che tipo di mondo stanno cercando di costruire o abitare?
I miei personaggi nascono principalmente dall’immaginazione. Credo che i lavori migliori siano quelli che emergono quando smetto di controllare troppo il processo e mi lascio andare al disegno in modo libero, senza sforzo. È in quel momento che si crea uno spazio sospeso, quasi onirico, dove i personaggi esistono senza dover necessariamente spiegarsi.
3) Come si manifesta la dimensione queer nel tuo modo di disegnare e costruire identità visive?
Essendo una persona queer, questa dimensione è naturalmente presente nel mio lavoro. Non è qualcosa che costruisco a posteriori: è già lì, incorporata. La mia identità ha una voce, e sento sia importante darle spazio, mostrarla e viverla con orgoglio anche attraverso l’arte.
4) Qual è il tuo processo creativo concreto? Parti da uno schizzo, da un’emozione, da un colore o da una storia?
Ogni illustrazione nasce in modo diverso. Come dicevo, spesso i lavori più riusciti arrivano quando non penso troppo e seguo qualcosa di più emotivo e personale. Ma non esiste una regola fissa: a volte tutto parte da una palette di colori che mi colpisce, altre volte da uno schizzo, o da un’idea improvvisa.
Guardando al futuro, c’è una direzione che senti di voler esplorare ma che ancora non hai avuto il coraggio o lo spazio di sviluppare?
Sì, sicuramente. Anche se non saprei definirla con precisione, sento che il mio lavoro è in continua evoluzione. Cambia insieme a me. Sono sempre alla ricerca di nuove possibilità, sperimentando e mettendomi alla prova in modi diversi.
